L’ispirazione per questo post, in fondo, ce l’ho da 4 anni. Le recenti chiacchiere sul futuro di GNOME, però, hanno risvegliato il mio interesse per la questione.
La mia idea sul futuro di un OS è chiara. La mia idea sul futuro delle telecomunicazioni è chiara. E credo che non si sia realizzata, finora, solo per l’ostracismo di chi necessita di rallentare la ricerca per guadagnare o portare in pari i conti di affari sbagliati in passato.
Un giorno, non troppo lontano, saremo tutti coperti da rete internet a velocità decente. Un giorno, le nostre potenze di calcolo saranno condivise. Un giorno, i nostri computer non avranno programmi memorizzati sui loro dispositivi di archiviazione. A pensarci, probabilmente, dei dispositivi di archiviazione non avranno neppure bisogno.

Una ipotetica roadmap per GNOME 4.0 - tratta da http://freesteph.info/post/2010/07/28/The-coolest-roadmap-I-ve-seen
Emmanuele Bassi, da poco eletto a far parte della Board of Directors di GNOME, ha scritto un interessantissimo articolo sulle sue idee riguardanti lo sviluppo e il futuro di GNOME e la necessità di staccarsi dalla concezione di desktop environment che lo caratterizza.
Mi trovo solo in parte d’accordo con esso. Non perché le sue idee siano sbagliate, tutt’altro. Il futuro di GNOME è sicuramente quello di diventare un OS a parte e smettere di essere concepito come desktop environment, o meglio come il layer più elevato di una distribuzione GNU/Linux.
scrivere un’interfaccia grafica che permetta all’utente di portare a termine un lavoro ha centinaia di dipendenze: kernel, driver, API per spedire pixel verso il monitor, API per ricevere input da tastiera, touchscreen o mouse; networking, device discovery, color management, graphics system; ognuna di queste si porta dietro le sue richieste e le sue dipendenze — e tutto questo va preso in considerazione come un unico blocco quando si vuole andare a definire una piattaforma per scrivere applicazioni. esistono standard, ma di solito sono troppo a basso livello per essere anche solo remotamente utili per scrivere un sistema operativo moderno. un sistema operativo che riesca a reggere la competizione, che scali verso le piattaforme mobili, e verso il computingcondiviso e distribuito.
Dice bene, quando parla di eccessiva complessità del prodotto GNOME, e dice benissimo quando parla di piattaforme mobili e computing condiviso e distribuito.
Avevo già parlato della mia idea di cloud computing, della mia visione utopica e, forse, irrealizzabile.
Amazon e Apple (tanto per fare qualche nome) stanno investendo sul cloud, chi come forma di storage, chi come semplice espansione della potenza di calcolo. I progetti che nascono ogni giorno sono tanti, ognuno con le proprie peculiarità e scopi più o meno interessanti (a partire dal famosissimo Seti@Home, arrivando all’ultimo CollatzNet, di cui propongo un’interessante flame, per quanto ignorante, su LegaNerd).
Ma chi ha veramente fatto un passo avanti nella direzione futura è, tanto per cambiare, Google. Chrome OS è stata la prima vera incarnazione (se ignoriamo progetti come Jolicloud, ottimi ma architetturalmente e concettualmente con qualche errore) di questo futuro, seppure non abbia avuto il giusto risalto e, al momento, neppure la giusta commercializzazione (al momento in cui scrivo è fornita solo su due serie di netbook).
Il punto è che il futuro è nel web. L’esempio più famoso di tutto ciò è Google Docs. E’ Office 365. Sarà iCloud. Servizi disponibili online che permettono di fare ciò che, normalmente, facciamo sul nostro computer. Ciò che è in atto è la migrazione completa delle nostre applicazioni sul web.
Il miglior pregio di un approccio del genere è che la potenza di calcolo richiesta sul computer client è drasticamente ridotta (seppur legata direttamente alla leggerezza del browser in uso, che sta diminuendo esponenzialmente con le nuove release dei browser che vanno per la maggiore). Il peggior difetto è, ovviamente, la necessità di una connessione sempre attiva e l’indisponibilità del tutto, nel momento in cui questa viene meno.
GNOME 3.0, al pari di Unity (senza scadere in flame) è stato un passo importante verso il mondo tablet, non verso gli applicativi web (a causa proprio della sua natura di desktop environment). Per questo, credo sia solo questione di tempo. Chissà quanto.


