Archiviazioni mensili: Dicembre 2008

 

Non sono mai stato particolarmente attratto da questo tipo di concorsi, però chi lo sa, un tentativo lo provo dai ;)

Come vi avevo promesso ci sarebbe stato un contest da urlo molto presto.Infatti il premio di questo contest è uno straordinario SAMSUNG SGH-I900 Omnia Nero 8GB,il cellulare che attualmente ( almeno per me )è l’unico vero rivale dell’iPhone di casa Apple.Ma non vi preoccupate non siete su scherzi a parte,non registriamo il video della consegna per poi riprendercelo e salutarvi con una pacca sulla spalla,sarà vostro a vita.Ma il merito non voglio di certo prendermelo solo io,devo ringraziare il grandeAffarionweb che collabora con me.Un portale dove poter trovare davvero di tutto,con prezzi incredibili su molti prodotti e una facilità di navigazione impressionante.Inoltre ha una comodissima live chat ed aderisce alprogetto fiducia.Ma andiamo al sodo e vediamo come partecipare.

Regolamento:

  1. Il SAMSUNG SGH-I900 Omnia Nero 8GB è comprensivo di spese di spedizione,quindi totalmente gratuito.
  2. Per partecipare a questo contest i lettori di Evaystyle dovranno parlare di questo contest sul proprio sito o blog.Il vostro articolo dovrà contenere l’immagine con scritto Evaystyle e Affarionweb ti regalano un Samsung Omnia i900.Un link a questo post e uno al sito Affarionweb ( guardare quello in alto ).Se decidete di partecipare ricordatevi di segnalarlo nei commenti qui sotto.
  3. L’estrazione avverrà in diretta via webcam tramite il sitoUstream.tv
  4. Il contest non ha una fine prestabilita.Terminerà infatti tre giorni dopo il raggiungimento di 700 partecipanti ( visto il premio non penso durerà molto ).
  5. Spargete la voce e buona fortuna a tutti.

I link sono questi: EvaystileAffarionweb.

[da Evaystile]

Bon, vediamo cosa succede. :D

Mancano ancora pochi giorni, ma so bene che molti saranno di corsa per gli ultimi preparativi e che, per amore o per forza, si apprestano ad affrontare queste feste. E allora prima che sia troppo tardi, colgo l’occasione e faccio gli Auguri di Buon Natale a tutti. Un “Buon Natale” che negli ultimi anni si è un po’ perso, spesso detto tra i denti, bisbigliato, detto sottovoce quasi per non causare imbarazzo. Si preferisce Buone feste, forse più politicamente corretto per alcuni, meno impegnativo per altri. Perchè nella nostra società multi-pensiero non sai mai chi ti trovi davanti. Quasi che la parola Natale possa offendere. Ciascuno la vede a modo suo. Chi da sfogo al tam tam consumistico, chi si sente legato alla festa religiosa, chi si fa prendere dalla moda di rispolverare le feste pagane e chi di feste non vuole sentirne parlare.

Scritto da Evilmax, che ringrazio per la splendida introduzione.

Con ciò, vi auguro uno SPLENDIDO NATALE ed un altrettanto SPLENDIDO ANNO NUOVO.

Arrivederci al 2009! ;)

Have a nice year.

gioggi2002

 

Google - LogosLe statistiche parlano chiaro: Google è il motore di ricerca più usato nel mondo e di gran lunga il più preferito e il maggiormente efficiente.

Ma perchè questo successo? Cosa sta dietro al vero e proprio fenomeno Google? Motore di ricerca prima di tutto, dispensatore di ogni genere di servizi poi, marchio commerciale indiscusso e importante in ogni caso.

In primis, cosa è Google? Nato come motore di ricerca ormai una decina di anni fa (ha festeggiato poco tempo fa il suo decimo anniversario, rendendo disponibile la ricerca per come era nel lontano 2001, ora non più disponibile, dato che i festeggiamenti sono terminati), tra scelte di marketing intelligenti e vincenti, studi rivelatisi poi inesorabilmente esatti, realizzazione di prodotti e servizi se non indispensabili decisamente utili, si è imposto come marchio leader del web.

Scelte innovative e spesso controverse e discusse, ma che hanno portato fortuna e ricavi degni dell’importanza di tali innovazioni.

Google è nato nel 1998 come servizio di ricerca interno (quindi cieco al mondo di internet), a cui praticamente nessuno era interessato (il fondatore di Yahoo! stessa si disinteressò all’affare – oggi Yahoo! è meno di un terzo di Google). Ma la tecnologia di analisi e classificazione delle pagine (oggi conosciuta come Pagerank) nacque nel 1996, sotto il nome di BackRub. Venne provata e testata in ogni sua parte, e quando fu pronta entrò direttamente a far parte di Google. Quando Google si aprì a internet, gli affari crebbero a vista d’occhio: i due ragazzi che l’avevano fondata (Larry Page e Sergey Brin) si trasferirono a Palo Alto (la città simbolo della Silicon Valley, che ospita anche gli uffici della Apple o i vecchi uffici della NeXT, per i cultori di Steve Jobs) e assunsero il loro primo dipendente. Google.com entrò così in fase di beta, rispondendo già a più di 10000 queries (diciamo “interrogazioni al server”) al giorno.

Nel 1999 Google arrivò a registrare ben 500.000 queries giornaliere, e la decisione di stabilire un parco macchine basato esclusivamente su GNU/Linux e sul software libero, portò Red Hat (la compagnia da cui nascono l’omonima Red Hat e Fedora, due delle più importanti distribuzioni Linux a livello mondiale) ad interessarsi a Google. Venne stretto un accordo per la ricerca interna.

Nello stesso anno, Larry e Sergey si videro “recapitare” 25 milioni di dollari di investimenti da parte di due delle principali compagnie di venture capital (società che si occupano di investimenti) della Silicon Valley: l’importanza futura di Google stava venendo fuori.
Il 21 giugno 1999, la scritta “beta” scomparve da Google.com, mentre alcuni tra i più importanti membri della tecnologia made in Silicon Valley si siedevano al consiglio di amministrazione della compagnia (per quanto siano stati importanti, non è giusto infatti ritenere Larry e Sergey gli unici artefici del successo di Google, che, come la maggior parte dei grandi successi trova la sua forza nell’impegno di un team competitivo e preparato).
Anche Virgilio, famoso portale, provider e motore di ricerca italiano (oggi inglobato da Telecom Italia nei servizi “Alice”) si appoggiava a Google e divenne suo cliente.

Googleplex inside

L’inizio del nuovo millennio coincise con la “culturizzazione” di Google, il riconoscimento a vero e proprio strumento di cultura di massa per Google. Un’innovazione aziendale, investimenti contro-corrente, anti-formalistici erano la vera spinta della forza culturale di Google. Il venerdì gli uffici venivano chiusi (e fino lunedì non avrebbero riaperto, a meno di interventi veramente eccezionali) e gli stessi Larry e Sergey conducevano le leggendarie riunioni TGIF (“Grazie a Dio è venerdì” da “Thanks God It’s Friday”), organizzando attività di gruppo e giochi (come le partite di hockey su pattini). La cultura di massa aziendale era curata in ogni particolare: vennero assunti cuochi che portarono ricette particolari e innovative, lo spazio di lavoro era il più possibile aperto e libero da muri, le poltrone da ufficio vennero rimpiazzate da palle di gomma per favorire la mobilità. Gli avanguardistici computer erano addirittura posati su poltrone appoggiate su cavalletti e adibite a tavoli. Cani vagavano liberi per i corridoi, c’erano lampade-lava ovunque, coloratissime. Le riunioni si svolgevano attorno a tavoli da ping pong.
Questa cultura potrebbe sembrare estremamente “libera” e per certi versi controproducente alla produttività aziendale. Non è così: in questo modo si veniva a formare una unione, uno spirito di sacrificio, nessuno lavorava perchè veniva pagato, si lavorava perchè si era parte di un gruppo unito e ben coeso. Questa era la vera forza delle aziende made in Silicon Valley (ancora una volta, mi viene da citare Steve Jobs, quando la Apple o la NeXT erano agli inizi).

Nel maggio 2000 Google vinse diversi premi e a giugno divenne ufficialmente il più grande motore di ricerca mondiale, con più di un miliardo di documenti indicizzati. Le queries quotidiane arrivarono alla straordinaria cifra di 18 milioni. Ciò che porto però la vera e incredibile espansione di Google fu la straordinaria invenzione del sistema AdWords: il servizio di pubblicità mirata, in base a cui ogni utente riceveva pubblicità mirata sui suoi interessi e le sue ricerche. Sebbene alcuni lo vedano (tuttora) come un fastidio e una violazione della privacy, in realtà la stragrande maggioranza degli utenti lo trovarono un servizio eccellente e funzionale. 
Nello stesso anno venne anche introdotta l’utilizzatissima Google Toolbar, un diffusissimo plug-in per Internet Explorer che consentiva di fare ricerche senza dover ogni volta collegarsi al portale principale.
Entro la fine del 2000 le queries giornaliere arrivarono ad addirittura 100 milioni, con il preciso intento di aumentare i propri servizi: il settore scolastico cominciò a poter usufruire gratuitamente della maggior parte dei servizi. Una scelta che, neanche a dirlo, si rivelò estremamente azzeccata e produttiva.

Nel 2001 Google acquistò lo sterminato archivio di Usenet, il sistema di newsgroup più utilizzato del mondo. Si trovò così a riorganizzare oltre 650 milioni di messaggi e a portare il sistema di cancellazione, posting e modifiche a velocità mai viste prima.
Venne inaugurato un nuovo modo di fare marketing: il Google Zeitgeist, che navigando tra i miliardi di queries che Google riceveva, tracciava i trend delle parole più cercate, fino a stilare vere e proprie classifiche.
Il 2001 fu anche un anno importante per il mondo della telefonia, in quanto Google fece per la prima volta il suo sbarco nel mondo dei cellulari 

Il 2002 fu invece l’anno di Google News, portale dedicato all’informazione che attingeva notizie da oltre 4500 siti web (in cui la ricerca e la selezione degli articoli era completamente automatica). Nello stesso anno venne inaugurato Froogle, oggi Google Product Search (attualmente in beta), motore di ricerca per prodotti da acquistare. Froogle permetteva di trovare qualsiasi prodotto e unito a Google Local (che nacque nel 2004) includeva anche la possibilità di cercare negozi che vendessero tale prodotto, con tanto di comoda mappa e percorso dettagliato. Oggi Froogle e Google Local sono stati sostituiti rispettivamente da Google Product Search e Google Maps.

Nel 2004 nasce Gmail (Google Mail), il servizio di webmail di Google. Concedendo a ogni utente ben circa 9 Gb di spazio a disposizione (nel momento in cui scrivo) è la piattaforma di mail gratuita più “grande” del mondo. Estremamente versatile e utilizzabile in ogni occasione, integrabile con tantissimi plugin, Gmail sta diventando concorrente di Hotmail, la piattaforma finora leader indiscussa di Microsoft.

E così via fino ad arrivare a oggi, i prodotti introdotti sono tantissimi: Picasa, l’editor nonchè fotoalbum online (a partire da 1 Gb gratuito di spazio), Google Desktop (conosciuto anche come Google Desktop Search), utilissimo tool di ricerca interna sul proprio computer, nonchè straordinaria e utilissima piattaforma alternativa ai widget di Windows Vista. Ma c’è anche Google Print, diretto concorrente di Amazon, che permette di fare ricerche, consultare e acquistare online uno sterminato elenco di titoli letterari. Blogger: piattaforma di blogging gratuita diretta concorrente di colossi come WordPress, Google Analytics, strumento per webmaster che consente di analizzare minuziosamente le statistiche del proprio sito. E ancora Orkut, Google Talk, Google Alert. E infine il più importante di tutti: Youtube. La più famosa piattaforma per caricare e vedere video personali e non da tutto il mondo è infatti stata acquisita quest’anno da Google. L’affare più azzeccato dell’anno probabilmente.

Nel 2006 inoltre, Googleplex ha cominciato la sua trasformazione in impianto ad energia solare. Ogni struttura è stata ricoperta da pannelli solari che permettono al complesso di essere indipendente ed ecologico. Un lavoro che costerà ben 10 milioni di dollari che saranno poi ripagati nel tempo recordi di soli 10 anni. Inoltre, in breve la cittadina sede di Googleplex (Mountain View) potrà usufruire gratuitamente (chiunque passi di lì compreso) di una velocissima rete wireless, messa a disposizione da Google.

 

Niente male, per una compagnia nata da 10 anni e il cui valore ha ormai superato i 100 miliardi di dollari (più di GM, General Motors e Ford messe insieme). Perciò ricordate: “Don’t Be Evil”. ;)

 

gioggi2002

Prendo spunto dal blog di Mr. Frost (grazie Mr. – link qui accanto, nel blogroll) e vediamo cosa succede a costruire un cloud delle parole utilizzate in questo blog.

gioggi2002's blog word cloud

Veramente bello, lo ammetto.

L’immagine è presa da http://www.wordle.net/.

Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da una dinamica altalenante del prezzo del petrolio: a gennaio 2007 quotava 55 dollari, a luglio 2008 143 dollari ed attualmente quota 42 dollari. A nostro avviso, una simile volatilità rappresenta uno dei canali più rilevanti per la trasmissione dell’incertezza dai mercati finanziari all’economia reale, insieme ai tassi di interesse a breve.

Ma cosa è la volatilità? Si tratta della propensione di una variabile a segnare ampie oscillazioni attorno ad un valore medio. Una elevata volatilità rende più probabile il fatto che una variabile possa segnare variazioni rilevanti in un tempo limitato.

La teoria economica prevalente e il dibattito istituzionale si sono focalizzati principalmente sull’aspetto della direzionalità del prezzo del petrolio e sugli effetti verso l’economia reale. Il prezzo del greggio è naturalmente determinato dall’interazione dinamica tra domanda e offerta, ed è fortemente influenzato da eventi – passati, presenti e futuri- quali condizioni climatiche, crescita del Pil, aspetti geopolitici ed aspettative degli operatori. Fattori di medio lungo periodo e fattori contingenti interagiscono quindi nel determinarne le condizioni di mercato.

La letteratura economica, nel corso degli anni, ha modellizzato l’andamento del greggio cercando di “catturarne” le variabili principali. Inizialmente, sono stati utilizzati modelli di previsione semplici:

1. Modello di Random Walk, per cui la migliore previsione del prezzo futuro del petrolio coincide con il prezzo corrente. Il prezzo corrente incorpora così tutto il set informativo a disposizione degli operatori sugli eventi e sulle variabili capaci di influenzarne la dinamica futura. Esso è dunque un vettore efficiente di informazione: l’utilizzo di qualunque modello economico e/o econometrico non aggiunge alcun valore informativo al prezzo corrente e non ne migliora la capacità previsionale.

2. Modello Future-Spot Spread, secondo il quale il prezzo future del petrolio rappresenta la migliore aspettativa del prezzo spot futuro. Il modello si basa sulla teoria di non arbitraggio denominata cash and carry ed è la rappresentazione più fedele di come il prezzo future venga quotato sui mercati rispetto al prezzo spot. Tale modello, in termini di analisi previsionale, è comunque riconducibile al modello di Random Walk.

3. Il modello di Hotelling, secondo cui per minori tassi d’interesse di lungo periodo i produttori, diminuendo l’estrazione di petrolio corrente, generano pressioni al rialzo del prezzo. Il petrolio è una fonte esauribile, dunque i produttori sono posti di fronte alla seguente scelta intertemporale: produrre più oggi / meno domani oppure produrre meno oggi / più domani. Tassi a lungo termine più elevati riducono il valore atteso delle estrazioni future, aumentando l’incentivo a produrre più oggi.

Successivamente, modelli di previsione più complessi hanno perfezionato l’impianto metodologico dei precedenti, dal lato dei modelli econometrici (Huntington), oppure introducendo modelli probabilistici (Abramson e Finizza) oppure attraverso modello semi-parametrici Barone-Adesi. I modelli tradizionali di cui al punto 3, basati sul fatto di spiegare la direzionalità del prezzo del petrolio individuando un insieme di eventi causa, risultano difficilmente efficaci nel prevedere le variazioni dei prezzi.

È infatti arduo trovare relazioni stabili tra il prezzo del petrolio ed un insieme di variabili esplicative se si riscontra un aumento del 160%, da gennaio 2007 a luglio 2008, seguito da una riduzione del 71%, da luglio 2008 ad oggi. In sintesi, la volatilità del prezzo del petrolio ha un duplice effetto: tanto più essa risulta elevata, tanto più risulta difficile mettere in relazione le variazioni realizzate del suo prezzo con un insieme di variabili causa. Inoltre, l’alta volatilità del petrolio rende difficile l’utilizzo di modelli previsionali per tracciarne la dinamica futura.

Al contrario, le teorie di cui ai punti 1 e 2 si fondano sostanzialmente sullo concetto stesso di volatilità, senza però darne una spiegazione economica. Il modello di Random Walk, studiato da Einstein all’inizio del secolo scorso per descrivere il movimento di una particella all’interno di un fluido, lega le variazioni dei prezzi alla loro volatilità, dove quest’ultima aumenta all’aumentare del l’orizzonte di osservazione del prezzo stesso. Il modello Random Walk ha la proprietà fondamentale per cui la migliore previsione del prezzo di domani coincide esattamente con il prezzo di oggi, data l’imprevedibilità delle variazioni.

Mentre il trend del prezzo del petrolio ha ripercussioni dirette sui consumi e sui risparmi delle famiglie, la sua volatilità influenza il livello generale di incertezza dell’economia. Per capire in che modo ciò avviene adoperiamo alcuni concetti di teoria economica. Il prezzo di una commodity quale il petrolio, ossia la quantità di moneta (in una certa valuta) scambiabile per un lotto della stessa, ha in una economia di mercato una duplice funzione: essere un allocatore di tale risorsa tra gli operatori e, allo stesso tempo, essere un vettore di informazione sulle condizioni di domanda/offerta.

In base alla funzione di allocatore della risorsa, il prezzo determina quali operatori domandano petrolio e in quale quantità, sulla base di quanto lo stesso petrolio sia utile agli stessi. D’altra parte, nella funzione di vettore informativo, il prezzo indica le condizioni di offerta (costi di estrazione e stoccaggio, cartellizzazione tra produttori etc.) e di domanda (crescita del PIL) prevalenti sul mercato.

Un livello incontrollato di volatilità del petrolio ha innanzitutto l’effetto di ridurre, se non annullare, la funzione segnaletica del prezzo. Le variazioni del prezzo del petrolio riscontrate negli ultimi due anni, prima al rialzo e poi al ribasso, sono difficilmente riconducibili a mutamenti delle condizioni di domanda e offerta globali di pari entità. Dunque, in un ambiente caratterizzato da forte volatilità dei prezzi, questi ultimi perdono la loro funzione segnaletica verso gli operatori. Ancora più importante è l’effetto che la volatilità produce sull’economia reale, modificando le scelte di allocazione del petrolio tra gli operatori.

Un’elevata volatilità rende infatti impossibile pianificare quali saranno i costi dell’utilizzo del petrolio nell’ambito della produzione industriale, spingendo gli operatori a ridurre gli investimenti per far fronte a tale rischio. Ad esempio, per un’azienda di trasporti il prezzo del petrolio è un fattore critico nella determinazione del margine operativo in quanto il petrolio rappresenta il costo di produzione più importante. Stesso discorso per una compagnia aerea.

Per un produttore di automobili, l’enorme volatilità del petrolio non permette di stimare la funzione di domanda del mercato per i prossimi anni. Gli effetti della volatilità del petrolio sull’economia reale derivano, tenuto conto delle differenze esistenti tra i singoli settori dell’economia, dalla elasticità dei costi di produzione rispetto alla variazione del prezzo. Tanto più risultano elevate queste elasticità, tanto più una elevata volatilità del prezzo del petrolio può ridurre il livello di investimento nei singoli settori dell’economia.

La volatilità del prezzo del petrolio può dunque avere ripercussioni importanti sull’economia reale, insieme alla direzionalità. È dunque opportuno, dal punto di vista della politica economica, tenere sotto controllo ed eventualmente intervenire a favore della stabilizzazione dei prezzi e delle loro oscillazioni. Ciò naturalmente andrebbe fatto attraverso un coordinamento globale, in modo simile a quanto sta attualmente accadendo tra le banche centrali per le scelte di politica monetaria. (*partner e derivatives analist di Martingale Risk).

Tratto da Il Sole 24 Ore

Decisamente interessante l’analisi degli esperti del Sole 24 Ore. Se non altro permette di collocare l’intera altalena del prezzo dell’oro nero in un quadro più “mondiale”, più d’insieme. Ed ecco allora che viene facile cominciare i riferimenti. Il più semplice mi riporta alla notizia degli ultimi giorni secondo cui la Honda non correrà il mondiale di F1 del 2009, una Formula 1 che sarà segnata da tagli a dir poco ingenti (si parla di riduzione dei costi dal 30 all’80% – di questi ultimi giorni la polemica sul motore unico). Un riferimento più navigato è la notizia di circa un mese fa, secondo cui il colosso Wolkswagen ha annunciato gravi perdite. Il perchè di tutto questo? Ce lo dicono gli stessi esperti del giornale a sfondo economico: l’impossibilità di prevedere l’andamento del mercato, sia da parte delle compagnie automobilistiche, sia da parte dei privati.

A questo punto, viene semplice chiedersi: perchè non si passa al metano, che costa meno della metà?
Prima obiezione comune: passare ad/installare un impianto a metano costa, e la spesa può arrivare anche a 2000 €. Contro-obiezione: la spesa verrà ripagata in poco, da parte di chi viaggia abbastanza, e in un po’ più di tempo da chi viaggia poco. In ogni caso, il risparmio è garantito. Da tenere conto anche gli investimenti statali: lo Stato favorisce chi vuole passare al metano, con incentivi annuali dell’ordine di vari milioni di euro. Unico neo: bisogna sbrigarsi, perchè i finanziamenti finiscono sempre verso aprile. Ma lo sappiamo: chi tardi arriva, male alloggia. :D
Seconda obiezione comune: il metano è pericoloso, soprattutto nei rifornimenti.
Contro-obiezione: i tempi della pericolosità e dei rifornimenti fatti solo da esperti sono ormai passati da tempo. Nonostante ciò, per una maggiore sicurezza, ogni rifornimento viene effettuato da personale specializzato (i “benzinai” addetti al metano. “Metanai”? :P ). Le attrezzature sono molto più sicure e anche le tecnologie.
Terza obiezione comune: i distributori di metano sono pochi e sparsi solo in certi posti. Come faccio se finisco il metano prima di arrivarci?
Contro-obiezione: guardate le Fiat che montano il motore dual-power, o leggete tutto ciò che riguarda gli investimenti statali o le modalità di integrazione degli impianti a metano. Scoprirete che gli impianti sono quasi tutti forniti in dual-power, il che significa che vengono mantenuti sia la combustione a metano, sia quella di benzina. A quale costo? Bisogna sacrificare un po’ di spazio nel bagagliaio. Ma con le nuove tecnologie si può passare da una alimentazione all’altra senza neppure la necessità di fermarsi. Dunque nel caso potete passare dall’una all’altra senza alcun disagio.

Last but not least: l’impatto ambientale. Il metano inquina molto meno della benzina, e questo è un dato su cui non si può essere ciechi. La Terra è in crisi (chi segue da un po’ questo blog, sa di cosa parlo, chi non lo sa si vada a rivedere l’intervento “Thirst”  qualche post fa), e questo non è un luogo comune. Io stesso sono il primo a diffidare di certi discorsi, ma in questo caso non si possono fare orecchie da mercante.

Dunque non siate ciechi solo per l’occasione dicendo cose del tipo “ma tanto adesso la benzina costa poco”. Nella citazione poco più sopra, gli stessi esperti di economia riportano che il prezzo futuro del petrolio non è prevedibile, potrebbe scendere (poco probabile, visti gli scarsi investimenti in programma), come potrebbe salire (molto probabile). E le nostre scelte ricadono anche sulla nostra bolletta energetica.

January is not so far, isn’t it? ;) E’ un buon momento per gli incentivi statali.

A voi la palla.

Have a nice day.

gioggi2002